giudizio: oltraggioso.
Che si sia un governo o un'industria, un partito, una casa di moda, un dittatore, un geometra arricchito o un ente statale, la scelta della propria sede risulta essere decisiva per l'immagine e il significato che si vuole dare all'esterno della propria azione. La cosa è più che nota, ai consci e agli inconsci, tant'è che nessuno si sottrae alla ferrea legge: una sede ammirata, riverita, imponente il giusto, trasmette direttamente a chi la sede la occupa ammirazione, riverenza, imponenza, garanzia di buona attività, quale essa sia. E non a caso, ancora, si sceglie spesso prima la sede del nome, o prima la sede di tante altre cose, solo apparentemente più importanti.
Eccezionali alcuni casi esemplari, nei quali la sede scelta è diventata sinonimo di ciò che vi sta dentro: La Santa Sede, sede per eccellenza e inarrivabile, o il Cremlino, il Pentagono, la Casa Bianca e, nel suo piccolo, il Quirinale. Oppure, in politica o in affari, Mirafiori, Piazza del Gesù, Botteghe Oscure, Palazzo Marino, l'8 di Downing Street e così via. In altri casi, la scelta della sede fu talmente azzeccata da riversare sugli occupanti caratteristiche virtuose non necessariamente meritate: ad esempio, il palazzo di vetro dell'ONU, oppure la sede lacustre dell'ENI all'EUR, simboli di modernità e di efficienza. E poi che dire delle sedi diventate leggendarie nell'immaginario collettivo? La Bat-Caverna, per esempio, o gli studi della EMI ad Abbey Road, con tanto di mela, oppure ancora la Moneda di Allende a Santiago, e che dire del deposito cubico di Paperone o della reggia di Versailles? Nel suo piccolo, anche il modesto ma significativo contribuente sceglie di costruirsi una sede adatta alle proprie ambizioni ed è per questo motivo che sorgono le villette neo-geometra su collinetta che nasconde parcheggio e taverna, a fianco del capannone dell'aziendina, nel panorama omogeneo della pianura padana. Insomma, scegliersi una sede adeguata è il primo passo per un successo durevole e robusto, ricco di gratificazioni e di entrate pecuniarie, non c'è dubbio.
E' alla luce di tutto questo che va vista la decisione di D'Alema di posizionare la sede della sua neonata RED TV (canale 890 di Sky, guidata dalla baledda Annunziata) nel seminterrato di Palazzo Grazioli a Roma. Il riverbero dei piani superiori, sia in fatto di politica che di televisione, garantisce la riuscita dell'impresa nei piani bassi. Bravo a D'Alema che ha compreso l'importanza di avere una sede adeguata alle proprie ambizioni. E poi potrà sempre chiedere consiglio all'inquilino del piano di sopra, oltre allo zucchero.
martedì 7 ottobre 2008
La scelta della sede.
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venerdì 26 settembre 2008
Della CEI o del significato dei nomi
giudizio: militanza onomastica.
Semplificando, da alcune decadi ormai la CEI risulta essere il braccio operativo dell'ingerenza pontificia nella politica italiana, per voce del suo segretario. Il segretario, appunto, di nomina papale, è il centravanti di sfondamento della politica vaticana, la politica concreta e pragmatica che punta alla parificazione delle scuole cattoliche, all'abrogazione della legge sull'aborto, alla promozione sociale ed economica degli oratori, alla difesa e all'implementazione dei privilegi conciliari e così via. In virtù del proprio ruolo, il segretario della CEI dice ciò che non sta bene che il Papa dica, non ha omologhi che lo contraddicano, utilizza parole e modi da combattimento e, caratteristica peculiare e necessaria, non conosce pudori e cortesie. Se il cardinale Ruini in questo era maestro indiscusso, e il cui nome faceva davvero pensare alle rovine che lasciava dietro di sè dopo i suoi interventi a gamba tesissima, il suo successore Bagnasco, un incoativo che richiamava più una certa disponibilità alla discussione che i fuochi e le fiamme ruiniane, da questo punto di vista non è stato all'altezza del predecessore.
Ora, se i nomi hanno un qualche significato, il reazionario e conservatore Benedetto XVI ha nominato ieri segretario della CEI monsignor Crociata, predestinato evidentemente a un ruolo in prima fila nella sempiterna lotta tra potere temporale e spirituale, tra cattolicesimo e resto del mondo. Nomen omen, pare evidente che gli interventi del neo-nominato saranno contraddistinti dall'elmetto in testa e da una certa propensione alla trincea militante, è bene non attendersi nulla di meglio. E' lecito un risolino per la scelta comica in ragione del nome, come si potrebbe fare un risolino del Manganelli capo della Polizia, ma esaurita la minima vis comica è bene attrezzarsi al peggio e serrare le fila, in attesa dell'ennesima Crociata.
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venerdì 6 giugno 2008
Il divo
giudizio: un tipo di cinema che sappiamo fare.
Dieci anni della vita politica e privata di Giulio Andreotti ovvero come è possibile fare un film su Andreotti senza diventare il Bagaglino.
Il film è strepitoso, meglio dirlo subito, girato in modo magistrale e mai banale, non concede nulla alle cretinate che da una vita danno il pane a
Forattini e prende in considerazione dieci anni della vita politica e privata di Andreotti, dal 1991 al 2001, gli anni della grande sconfitta. Toni Servillo è al livello del migliore Gian Maria Volontè dei film politici e interpreta i toni monocorde del grande battutista senza mai scivolare nell'avanspettacolo, come sarebbe facile.
Il film, com'è giusto e sensato, non risolve nulla, lascia del tutto aperta la questione se il senatore sia il grande vecchio diabolico della politica italiana o un uomo cinico e sprezzante, dotato di sufficiente intelligenza politica. Propone però un'interessante chiave di lettura della figura di Andreotti, vale a dire un uomo di umili origini proteso con tutte le sue forze verso il riconoscimento culturale più che verso il potere in sé stesso, anche se la cosa - realisticamente - fa un po' a pugni con gli impresentabili, Pomicino, Sbardella, Ciarrapico, della sua corrente.
Due scene sopra tutte (il presunto bacio appiccicaticcio con Riina, Andreotti e la moglie che guardano Renato Zero alla televisione con reciproco scambio di affetto) e una battuta, tra tante: "E' pur vero che nostro Signore ci raccomanda di porgere l'altra guancia ma è altrettanto vero che, saggiamente, ci ha dotato di sole due guance". Unico neo, tecnico, del film: le scritte esplicative in rosso, che senza dieci decimi e un cinema ad alta risoluzione risultano francamente illeggibili. Averne, di film così.
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giovedì 20 marzo 2008
molti gradi di separazione
giudizio: separazione assoluta dalla decenza.
Giuliano Ferrara, tutto preso nell'orgasmo della sua crociata, scrive con la solita levità che all'ingresso delle cliniche nelle quali si pratica l'aborto clandestino dovrebbe campeggiare la scritta "Abort macht frei", richiamando tetri precedenti. Un lettore (lui sì intelligente, richiamato ieri in prima pagina su il manifesto da Luttazzi) gli fa notare che in tedesco "aborto" si dice "Abtreibung" e che "Abort", piuttosto, significa "latrina". Che la latrina renda liberi è fuor di discussione, come già sapevano Rabelais e Benigni su tutti. Ferrara no. Il commentatore comune, interpellato in merito alle vaccate di Ferrara, risponde che, comunque, "Ferrara è molto intelligente", il che implica che se dice cose immonde ci dev'essere una ragione non secondaria. Suo padre, lui sì che era intelligente, tutt'altra levatura dal volgare figlio che non è talis. Però il luogo comune sulla (presunta) intelligenza di Ferrara resiste, fin dai tempi in cui usciva da un bidone della monnezza. Anche di fronte alle contraddizioni insormontabili: la Chiesa si rifiuta di battezzare i feti deceduti prima del parto, poiché - fatto davvero interessante - non li considera persone. Non c'è vita prima del parto, dunque? E allora?
La volgarità, più che lo scivolone lessicale, mi mette in imbarazzo, mi lascia interdetto senza una replica immediata. Ma il grassone no, non conosce fermate, lanciato com'è alla meta, forte del suo personalissimo senso del giusto e del sacro, cucito su misura. Lui è sereno e, di sicuro, dorme benissimo.
Le parole, per qualcuno, non hanno alcun peso.
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giovedì 21 febbraio 2008
ma non faceva il poeta?
giudizio: sarà una campagna elettorale lunghissima.
Pochi minuti fa, l'uomo-scorreggina Bondi ha detto testualmente: "I candidati alle elezioni nel PDL non debbono avere procedimenti penali in corso, tranne quelli di origine politica".
Svolgimento: non vuol dire assolutamente, incontrovertibilmente, stupefacentemente, nulla. Nulla dal punto di vista penale, nulla dal punto di vista etico, nulla dal punto di vista linguistico (concordanze alla carlona, perlomeno). Politicamente sì, qualcosina significa, e tutti abbiamo chiaro cosa. Infatti, detto questo, anche Giuda sta meditando la candidatura al Senato.
L'unico motivo per cui cito l'homo miserrimo è questo: tempo due settimane e Veltroni ha sparigliato tutte le carte, ha rimesso in piedi il tavolo e a destra sono costretti a rilanciare di continuo, facendo fare i distinguo a Bondi, povero mona. Checché se ne pensi di Veltroni ora e in futuro, questa volta sciapò.
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mercoledì 6 febbraio 2008
cosa usiamo come slogan?
giudizio: can't do any of that / with out a hat.
Era il duemila, c'era il congresso della Quercia e funestava i giornali e i manifesti l'«I care» del segretario Veltroni, a metà tra un sapone intimo e un kennedysmo d'accatto. Molti commentatori dissero la propria, uno per tutti Serra in Lenin o Lennon? e ci si divertirono parecchio. Poi andò come andò. Oggi, otto dico otto anni dopo, Veltroni storna il «Yes, we can» di Obama, che nella versione nostrana starebbe per «possiamo vincere» e non, invece, "ehi, possiamo cambiare le cose, il mondo, le persone", troppo americo-democratico, forse. Inventare, mai.
Comunque, i due termini lessicali e temporali fanno venire in mente alcune considerazioni sparse. Primo, ci sono voluti otto anni, ma c'è riuscito, è finalmente passato dal singolare al plurale, sempre prima persona, così che adesso ci sentiamo inclusi (quasi) tutti. Secondo, se otto anni fa lo pigliarono abbastanza per il culo, me compreso, per l'anglofilia del tutto superflua, oggi nessuno ha fiatato, o tempora o mores. Terzo, fu allora che nacque l'idea di buonismo veltroniano, non del tutto campata per aria, idea che oggi pare davvero dissolta nel senso di crisi collettivo, che bada a sopravvivere e a farcela ("we can, dai che ce la"). Quarto, Veltroni pare un appassionato delle mezze frasi, cui si può aggiungere di volta in volta l'oggetto o il verbo: «Io ho a cuore» la fame nel mondo, tua mamma, il destino delle api, il funzionamento delle siviere nelle acciaierie etc.; oppure, «Sì, noi possiamo» vincere, perdere, pareggiare, spaccarci la faccia, andare al tuo funerale, cioccolare la città etc. Trucco da politico scaltro? Boh, avesse coniato un "Yes, we can smerd Berlusconi", magari andava meglio, chissà. O un funereo "Yes, we can-dle in the wind", mah.
Comunque sia, sono giochetti, si tratta di trovare il modo meno masochista per arrivare al 14 di aprile, possibilmente ancora in piedi. Purtroppo per me, da quando ho sentito il «Yes, we can» di Obama, non riesco a non pensare alla canzone «Yes, we can», che diceva che potevi forse farti un bagno, andare in bicicletta, parlare ad alta voce, farti un enorme sandwich nel bel mezzo della notte, ma di certo non senza un cappello («But you can't do that / No you can't do that / No you can't do any of that / Without a hat»), se ci penso mi fa ancora ridere.
Forse ci serve un cappello, forse a Veltroni serve un cappello, io penso serva sempre un cappello. Ce la faremo? Chissà, comunque, la canzone era dei Muppets. Speriamo non lo scoprano.
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giovedì 4 ottobre 2007
Ma quale democrazia!?
giudizio: chi la fa la aspetti
Mi viene male a pensare quanta gente ha sofferto e pagato di persona
per darci questa che, per mancanza di termini alternativi più idonei, ci siamo abituati a chiamare "democrazia".... solo per sfiorare il tema ci sarebbero da riempire copiose pagine di commenti, valutazioni e , permettetemi, imprecazioni! Tanto per dirne una, vorrei capire come mai nel bel paese se un tizio decide, dopo essersi sudato le sue otto ore ( ...chessoio come muratore.. ), di arrotondare lo stipendio mettendosi ad aggiustare biciclette in nero, deve essere additato come evasore, profittatore, mezzo depravato!!!... mentre è perfettamente legale, consentito, perfino approvato che uno faccia (... non so, tiro a caso,...) il sindaco e il ministro della giustizia contemporaneamente! ma porcaputtana! Vabbè, direte voi, in fondo probabilmente il soggetto in questione non tira insieme le sue otto ore di lavoro nemmeno così.... ma non mettiamola sul personale, per favore!
Capitami sovente di ascoltare, smanettando sulla radio, stralci delle dirette dal parlamento messe in onda da radio radicale; più di una volta, scoraggiato, mi sono posto la domanda: ma "Repubblica Parlamentare" significa quella roba qua? Io pensavo che il parlamento facesse le leggi, su iniziativa di gruppi o singoli parlamentari, le vagliasse nelle commissioni e poi le votasse in aula... giusto? NO, SBAGLIATO! Le legge il più delle volte la fa un ministro, possibilmente con decreto d'urgenza, le fa vagliare dalle "lobbies", le fa votare dai giornali e dalle televisioni..... alla fine passano anche in parlamento, ma di solito solo per essere un po pasticciate! Per dispetto, si, come si fa sui monumenti sgraditi a questa o quella parte. Perché la politica vera è sempre trooooppo avanti rispetto alle sciocchezuole che accadono in parlamento... gia,gia...
.... E' inutile che tu faccia tanti proclami di contrarietà e poi ti prepari a votare si in parlamento! Se vuoi essere ascoltato devi dire a Prodi: o lasciamo perdere l'indulto o io non ti voto la finanziaria (ovvero il provvedimento che era al voto alle camere in quel momento)! Nella passata legislatura lo abbiamo fatto molte volte..... (ho citato a memoria, non proprio testuale, ma comunque...)
MA BRAVO..... complimentucci, è così che si fa politica per risolvere i problemi reali, si incasinano le votazioni in corso in aula (a caso, quello che c'è al momento) per far pesare la propria voce sulle trattative politiche in corso altrove...
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enriquez
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mercoledì 12 settembre 2007
being clemente mastella
giudizio: due case in vicolo corto con prelazione
Stamattina mi son svegliato strano. Mangiando otto cornetti ho sentito me che dicevo: "il diritto di prelazione mi ha consentito di investire dei soldi anche per piccole metrature per i figli". Poi ho mangiato gli straccetti con grassoni che mi chiamavano "papà" in almeno 5 appartamenti diversi. Però ho scoperto di avere solo tre figli. Poi ho bevuto il caffé e fatto il riposino spostandomi in 26 vani più balconi e terrazzo su tre lati, due verande e, perfino, in un box auto molto scomodo. E' un incubo.
Sono prigioniero di un corpo pericoloso. Forse mio padre mi ucciderà tirandomi una mela, gliene sarei davvero grato. Prima che io mangi qualcuno. O, peggio, mangi me stesso.
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venerdì 13 aprile 2007
le vite degli altri
giudizio: nessun informatore della stasi
Una mattina il compagno Honecker va alla finestra e saluta: "Ciao sole". E il sole risponde: "Ciao compagno Honecker".
A mezzogiorno, il compagno Honecker va alla finestra e saluta: "Ciao sole". E il sole risponde: "Ciao compagno Honecker".
Al tramonto, il compagno Honecker va alla finestra e saluta: "Ciao sole". Non risponde nessuno. Allora il compagno Honecker ripete: "Ciao sole". Nulla. Il compagno Honecker grida: "Ciao sole!". E il sole finalmente risponde: "Baciami il culo, compagno Honecker! Sto tramontando, sono già al di là del muro".
Berlino, 1984, film molto bello.
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