giudizio: chi ha dentro amaro, non può sputare dolce.Sputare, si sa, non è mai una bella cosa, sia che si sputi nel piatto in cui si mangia sia che si sputino sentenze o veleno. Oppure, più semplicemente, che si sputi per davvero, mandando fuori per bocca. Solo sputare sangue o un rospo spinge a compassione. A parte una breve fase adolescenziale, tipicamente maschile, nella quale chi riesce a sputare compatto, lontano e con precisione è degno della riverenza assoluta di chi gli sta attorno, in età adulta il gesto è disdicevole. Anche in caso non lo si faccia apposta e si alternino parole e sputacchi nell'enfasi del discorso. Oggi, pare sputino solo gli immigrati, cinesi in rilevanza, il gesto è ritenuto del tutto superato e demodé, causa anche la scomparsa del tabacco da masticare. Non era così, naturalmente, un tempo: sui tram di Milano esiste ancora l'avviso di non sputare (sputavamo nei tram!), come in alcuni luoghi pubblici, e la sputacchiera nei bar è una nostra, disgustosa memoria non ancora troppo lontana. A margine, chi la svuotava?
Oggi l'atto dello sputazzo, non a perdere ma contro un avversario, è ancora praticato in luoghi ad esso adibiti: lo stadio e il parlamento. L'elemento determinante è questo: lo sputatore non è solo, fa parte di una squadra di calcio o di un partito o di una corrente di partito, ed esprime il suo incontenibile disprezzo sullo sputato, che a sua volta è - di solito - l'espressione di un'entità collettiva. Nel calcio, si può sputare all'arbitro, atto quasi legittimo, o a un avversario ma mai, mai!, contro un compagno o sulla maglia della propria squadra. In parlamento, al contrario, lo sputo contro un avversario è quasi scontato, molto più interessante e valoroso sputare contro un compagno di partito, reo di sconce nefandezze. Comunque vada, lo sputatore troverà sempre una qualche forma di consenso, anche sussurrato o dissimulato. In generale, poi, è sufficiente raggruppare un buon quantitativo di maschi in un luogo angusto perché, prima o poi, parta uno sputo. Nella Smorfia napoletana, sognare sé stessi mentre si sputa equivale al numero 84 e rappresenta la prospettiva di un lavoro molto faticoso. Sognare di ricevere uno sputo, il 13.
In definitiva, resta la nostaglia per i bei tempi in cui ci portavano allo zoo ad ammirare il lama, l'unico, vero, altezzoso sputatore per natura. Che invidia.
mercoledì 30 gennaio 2008
sputare
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trivigante
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giovedì 6 dicembre 2007
il peluche in automobile.
giudizio: siamo tutti persone meravigliose.
Se ne vedono di molti tipi, millepiedi, bruchi, tartarughe, asini, geki con le ventose, solitamente animali e solitamente (temo in modo vagamente conscio) associati all'idea di movimento pacifico e lento. Non a caso, i peluches appaiono per lo più in utilitarie tipo Clio, Panda, Corsa, difficilmente capita di vedere una fuoriserie con un peluche a bordo. I dadi gialli da gioco appesi allo specchietto rientrano, appunto, nella categoria oggetti appesi allo specchietto retrovisore (cd, arbre magique, santini e catenine, porcate varie), tutt'altra categoria ontologica rispetto al peluche appoggiato sul sedile posteriore o sul pianale sopra il bagagliaio. Il peluche a bordo, prerogativa maschile e femminile senza distinzioni, è il mezzo per espletare un'idea aberrante: rendere accogliente e personalizzato l'abitacolo di un'automobile. Essa è detta, appunto, "di serie" proprio perchè è oggetto replicato identico senza variazioni, gli stessi optionals sono variazioni identiche sul tema.
Quale idea strana dell'esistenza spinge una persona apparentemente sana a cercare di rendere la propria automobile un salottino caldo e accogliente? La bambola sopra il letto è cosa mostruosa, ma la camera da letto meglio si presta a questo genere di attitudine. E non è visibile ai più. L'automobile no.
Quando vedo un'auto con peluche annesso, ne traggo un'impressione di simpatia malata, mi viene in mente il Bagaglino (oh, audace gioco di parole!), mi vengono in mente spaghetti bolognaise mangiati nel porto di Lubecca, adulti obesi che si fanno riprendere mentre festeggiano il proprio compleanno con il cappellino a cono e lingua di menelik, cabarettisti stanchi senza voglia di vivere, pagliacci morti, orsetti decapitati, presidenti del consiglio che raccontano barzellette sull'aids. Sul serio.
La situazione più prossima a quella del peluche in macchina, per quanto mi viene in mente, sono i nanetti da giardino. Anch'essi esposti, hanno lo scopo di trasmettere un messaggio sul proprietario del giardino e della casa, nella quale - è evidente - regna l'armonia e la felicità. Finché la doppietta non esce dall'armadio.
Un'automobile è un posto in cui, normalmente, bisognerebbe cercare di stare il meno possibile. E dovrebbe restare, in un mondo sano, oltre che un luogo, un oggetto altro da sé, uno strumento, un mezzo (appunto), non l'ennesima estensione della propria creatività. Non richiesta.
Che imbarazzo, quando una persona adulta mi dà un passaggio in automobile e, con la coda dell'occhio, scorgo un'enorme rana sul sedile posteriore che sta lì e non gracida. Già vedo lo schianto in A4, macerie fumanti, olio sulla strada, rottami, vetri dappertutto e 'sta cazzo di rana in primo piano nelle fotografie sul giornale. Ci siamo smaltati, è vero, ma che persone simpatiche che eravamo. Vite spezzate è il termine tecnico.
No, grazie, passo, non voglio essere simpatico, non voglio essere amico di tutti, non voglio viaggiare con un peluche e, soprattutto, non voglio avere un'automobile che parli di me. Vietare.
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trivigante
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giovedì 15 novembre 2007
Il botto con lo svizzero.
giudizio: almeno uno ogni tanto.
Un paio di giorni fa stavo viaggiando sul mio cavallo metallico, la motoscurreggetta, per tornare a casa. Cuffiette nelle orecchie (non fate quella faccia, lo so che non si dovrebbe, ma quasi un'ora di viaggio me la dovrò pure fare passare), me ne andavo tranquillamente per le vie di Milano. Due auto davanti a me, la prima frena bruscamente e la seconda di conseguenza. Anche io pinzo le ruote ma, purtroppo, quella dietro si blocca e, scivolando sull'asfalto, vado addosso all'auto davanti a me. Nulla di grave, anche perché sono riuscito a parare un po' il colpo appoggiandomi con la mano. Ma un piccolo botto c'è stato. L'auto davanti a me si ferma e io pure. Scendo dallo scuter sperando che l'autista sia una persona tranquilla, notando che la targa è svizzera. In effetti ci salutiamo con un pacifico buonasera e constatiamo i danni. Il mio scuter non ha nulla, mentre l'auto ha un piccolo gibollo e un paio di segni che, però, vengono via semplicemente leccando la carrozzeria. Chiedo allo svizzero cosa vuole fare e lui propone: "mi dai i tuoi dati, io faccio riparare il danno e ti mando il conto". Forse lui ha un amico che, per una modica cifra e con un coltellino svizzero, gli sistemerà l'auto, ma a me non pare una grande idea e vado a proporre una constatazione amichevole.
Prima espressione stercofatta dello svizzero. Gli leggo negli occhi persi nel vuoto che non sa di cosa stiamo parlando e, allora, glielo spiego.
Seconda espressione ancora più stercofatta dello svizzero. Vedo chiaramente nel suo sguardo la preoccupazione di affrontare l'odissea di pratiche da sbrigare con un sistema italiano che, evidentemente, lo terrorizza. Ma lui è svizzero e mantiene una civilissima calma, mi stringe la mano e dicendo "la vita va avanti", se ne va.
A questo punto lo sguardo stercofatto viene a me. Siamo a Milano, perdio, qui siamo dei pazzi furiosi e, in realtà, dovrei inseguirlo subito, sorpassarlo a destra e mandarlo affanculo. Ma non lo faccio e, anzi, avrei dovuto offrirgli una bella cioccolata calda. Bisognerebbe sempre avere a che fare con gli svizzeri in queste situazioni. Quanto sono bravi gli svizzeri e come cantano bene.
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pazoozo
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venerdì 12 ottobre 2007
Lombroso? Un dilettante
giudizio: conca 'e suerzo
Dopo essere stati banditi, sequestratori, tagliatori di lobi, dediti ai rapporti sessuali interspecie (preferibilmente con ovini), comunicanti esclusivamente con parole che finiscono per “U”, adesso anche stupratori di donne - in compagnia di amici e conoscenti (presumibilmente sardi pure loro) - cui preferibilmente orinare addosso. O almeno così la pensano i tedeschi. Il sottoscritto ha origini sarde, ma poiché nato casualmente a Milano, probabilmente riceverei le attenuanti solo se avessi segregato la donna in un SUV, e avessi abusato di lei nel tragitto della Milano-Genova, (o della Milano-Laghi), il venerdì sera. A voler ragionare come il distinto giudice tedesco, il prossimo tedesco condannato in Italia per omicidio (meglio se plurimo), dovrebbe ricevere le attenuanti perché “insomma, è tedesco, con quello che hanno combinato loro, avranno pure un certa predisposizione”.
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trofimov
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