giudizio: a buoni maestri servono buoni allievi.
Nel 1951 Rigoni Stern faceva l'impiegato all’Ufficio imposte del catasto di Asiago, Vittorini dirigeva la collana "I Gettoni" di Einaudi. Si incontrarono e fu il secondo a convincere il primo, illetterato ritroso, a scrivere i propri ricordi della campagna di Russia.
Rigoni si mise a scrivere mentre Vittorini lanciava alcuni giovani promettenti. Finita la prima stesura, Rigoni prese il treno da Asiago per Torino e portò il manoscritto a Vittorini. Vittorini glielo fece riscrivere da capo. Rigoni tornò indietro, lo riscrisse e tornò a Torino. Vittorini glielo fece riscrivere. E così una terza, una quarta, una quinta volta. Quante volte Vittorini fece riscrivere a Rigoni "Il sergente nella neve"? Otto. Dico: otto.
Rigoni pensò molte volte di lasciar perdere, non capiva bene l'insistenza e la cocciutaggine di Vittorini, forse aveva sbagliato lavoro, persona o casa editrice. Però riscrisse ogni volta il testo, un contadino di Asiago che ha fatto la Russia non è uno che si ferma di fronte alle prime difficoltà. Ma ancora non capiva fino in fondo dove Vittorini volesse andare a parare. Nel 1953, finalmente, Einaudi pubblicò l'ottava stesura de "Il sergente nella neve", vista, rivista, discussa e stravolta ennesime volte. Fu un successo. Ma questo non importa, fu solo allora che Rigoni comprese la cocciutaggine di Vittorini: ora era diventato uno scrittore. Uno scrittore vero, aveva imparato la lezione. A buoni maestri servono buoni allievi.
Cosa fece lo scrittore Rigoni a questo punto? A parte un piccolo episodio, non scrisse più nulla fino alla morte di Vittorini. Non era più un allievo.
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giovedì 30 ottobre 2008
Vittorini e Rigoni Stern
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trivigante
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