giudizio: perennemente sull'orlo di una crisi.
Napolitano è stato bravo, nel messaggio di fine anno: certe cose le ha dette senza nascondersi (iddio lo benedica quando parla del senso civico, ce ne vorrebbe a palate); in qualche altro caso ha cercato di spronare le residue forze agonizzanti del belpaese a tirare la carretta ancora un altro po'; ancora, poi, ha cercato di spiegare che no, non siamo un paese in crisi, siamo dinamici in sosta nella prigione del Monopoli, al momento, in attesa della carta "escidiprigione".
Insomma, ha fatto quello che un presidente della Repubblica dovrebbe fare nel messaggio di fine anno.
Mentre Napolitano ragionava di "sentimenti e ragioni di fiducia nell’Italia", di "fermenti positivi", di "mettere a frutto le potenzialità", di "rappresentanze dell’Italia più operosa e generosa", del "nuovo esprimersi della creatività italiana" (l'Italia è un bambino intelligente ma non si applica, il tenore è questo), mi è scappato l'occhio alle sue spalle: era seduto su una poltrona rivestita di velluto blu talmente liso da essere lucido ai fianchi, dove ci sono le spalle, si intravedeva leggermente anche l'imbottitura. Velluto velino, e di brutto. E lui diceva: "Perché il Quirinale, senza eguali al mondo, è – permettetemi di sottolinearlo – tra i luoghi più rappresentativi della storia e della creatività italiana". E io pensavo: "o questo è un nuovo - interessante - corso bulgaro della comunicazione istituzionale (e non è detto che non mi piaccia), o stavolta davvero davvero siamo fottuti". Da quel momento, non ho potuto fare a meno di pensare che lo sfondo fosse una scenografia, che Napolitano fosse in realtà in uno scantinato sgocciolante, che la telecamera fosse in autoplay, che il presidente fosse morto ormai da decenni, che non ci fosse nessuno a guardare la televisione, che nemmeno io, in realtà, fossi lì.
Poi, però, è venuto capodanno, ho fatto il pirla come tutti, ho tirato un cesso e uno SCUD dalla finestra sulla gente di sotto e tutto è tornato a posto. Buonanno a tuslemond, forse ce la faremo a prendere il diploma, a calci nel culo.
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sabato 5 gennaio 2008
iniezione di fiducia?
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trivigante
alle
11:08
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