Visualizzazione post con etichetta internet. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta internet. Mostra tutti i post

lunedì 12 novembre 2007

recensionilibri.com

giudizio: volevo azzannare e poi mi sono confuso.
Oggi, siccome ho voglia di provare nuove sensazioni, ho optato per un ardito tentativo: la recensione di un recensore, passando per la recensione di recensioni. Cercando di non confondermi e incautamente recensire me stesso.
Ho inquadrato l'obbiettivo: recensionilibri.com. Chiunque abbia comprato un dominio così deve sentirsi abbastanza sicuro di quello che fa e pronto a esporsi alle critiche. Eccomi.
Prima, però, una doverosa premessa: caro recensore di recensionilibri.com, chiunque dedichi il proprio tempo libero a leggere e, di conseguenza, a recensire, condividere e consigliare libri senza alcun profitto o interesse materiale, ha tutta la mia ammirazione a prescindere da quello che scrive (o da quello che legge). Dunque, bravo.
E ora, nel merito. Superata la dichiarazione di intenti ("Questo sito è dedicato a romanzi e racconti forti, che attaccano decisi e non fanno prigionieri, rubano l'anima e la trasportano in un altro Universo, non mollano la presa fino all'ultima pagina"), mi trovo di fronte a un indice alfabetico per autore, dal quale comprendo di trovarmi di fronte, sostanzialmente, a un lettore vorace di fantascienza, fantasy, giallistica e di romanzi di guerra. Ma non solo. Noto che una buona parte delle recensioni sono costituite, di volta in volta, da un solo aggettivo. Sintetico. Procedo. Comincio a prendere le misure sui parametri di giudizio del sito: i romanzi di P.D. James vengono definiti "carini", quelli di Benni "divertenti", Storie del tempo immobile di Vecchioni viene definito, in una parola, "interessante". E a questo punto, comincio ad affilare i canini, visto che la recensione (?) di Vecchioni è identica a quella di Gente di Dublino di Joyce: "interessante". Eh no, non vale, già di per sé la recensione monoverbo non aiuta, ma assimilare i due paro paro mi disturba non poco. Passando alle recensioni complesse, corro via dal Jack Frusciante di Brizzi ("E’ fondamentalmente la storia di un grande amore. Molto bello e romantico"), scanso Oceano mare di Baricco ("Un romanzo che forse non ha molto senso ma può far riflettere"), questa frase non ha senso..., scivolo sull'epigrafica recensione di Un caso bruciato di Graham Greene ("La storia di un rapinatore sfortunato") e mi smalto definitivamente, basito, sul giudizio dato al Dostoevskij de I demoni: "Un po’ una palla, ma attraverso le diverse vicende raccontate dà sicuramente una buona visione di cosa poteva essere la Russia prima del Comunismo". Santoddio, questo può valere per qualunque scritto russo antecedente al 1917, compreso il "un po' una palla"... Mi tocca mollare un po' la recensione e comunicare direttamente: caro recensionilibri.com, sei sul pericolosissimo crinale della critica di gusto, di per sé del tutto inutile se il recensore non possiede un'autorità propria, derivante da meriti sul campo e riconosciuta dagli astanti. Lo so che son tempi difficili, a maggior ragione per i lettori e i recensori, come dici tu nel pezzo sull'Odissea: "un racconto affascinante che (...) ritrae un'età dell'oro della storia in cui gli uomini (...) sanno mantenere una spiritualità, un senso della nobiltà e del religioso che non possono non destare ammirazione e nostalgia, soprattutto se confrontati con il vuoto di valori e riferimenti dell'età attuale", anche se tutto questo suona vagamente reazionario; lo so che in discoteca si fa fatica ad abbordare una gnugna parlandole di un libro appena terminato, son tempi durissimi, lo so, ma tieniti su, parla in prima persona e dimentica le quarte di copertina (dal tuo Spencerville: "Un amore di gioventù può resistere al tempo? Per i protagonisti di questo romanzo, un ex militare messo a riposo dai servizi segreti alla fine della guerra fredda ed una casalinga di provincia, sembra di sì"): non devi venderli al maggior numero possibile di persone, devi divertirti a raccontarli, senza tema, se no non vale. Come hai fatto, per esempio, con Glamorama di Ellis: "... all’ultima pagina, dopo aver letto camionate di sconcezze ed aver perdonato centinaia di discontinuità narrative, si capisce che l’autore al momento della scrittura dell’“opera” doveva essere sotto l’effetto di uno qualunque degli stimolanti che i suoi protagonisti regolarmente assumono. Se questo è un romanzo io sono Bob Dylan".
Probabilmente molti potrebbero pensare che tu sia Bob Dylan. Io no.

venerdì 12 ottobre 2007

un webby, un emmy, un oscar, un principedelleasturie, un nobel

giudizio: chi si loda si imbroda.
Al Gore è l'inventore di internet (1999, "During my service in the United States Congress, I took the initiative in creating the Internet") e ha vinto il premio Webby, anche se non l'ha inventato. Al Gore non ha inventato ma ha portato al successo Apple e Google. Al Gore ha inventato l'investimento equo e adesso lo governa. Al Gore ha pareggiato la guerra in Vietnam anche se era contrario perché non ha inventato il Vietnam. Al Gore dal 1976 a oggi ha reinventato Congresso, Senato e vicepresidenza degli Stati Uniti. E anche la presidenza, visto che ha vinto lui. Al Gore ha inventato l'operazione "Desert fox". Al Gore ha inventato il network televisivo online. Al Gore ha inventato il documentario di denuncia e Al Gore ha vinto l'Oscar come migliore documentario. E ha vinto anche l'Emmy. Al Gore ha inventato il clima e poi Al Gore ha denunciato il fatto che sta cambiando. Al Gore ha inventato i documentari-concerti con scopo sociale. Al Gore ha inventato il documentario-libro di denuncia. Al Gore non ha inventato la cooperazione internazionale, ma vince premi come se l'avesse fatto. Al Gore, da oggi, non ha inventato il Nobel per la pace, ma ce l'avrà sul caminetto tra poco. Kissinger gli darà il suo? Kissinger non è stato inventato, c'è da sempre.
Più che il nobel per la pace, io gli avrei dato il nobel per le invenzioni. Infatti, anche questa stupida recensione è stata inventata da Al Gore.

lunedì 17 settembre 2007

repubblica.it corriere.it lastampa.it

giudizio: a rischio zero, come l'attrattività
I tre principali quotidiani italiani hanno ormai acquisito e rinforzato il "format" della comunicazione online in modo quasi definitivo e infattisembrano l'ombra di se stessi, inchiodati in una struttura sempre più autoreferenziale e vuota, da riempire di click a tutti costi... La struttura della pagina è ormai identica, le notizie si rincorrono di pochi minuti, e la ricerca dell'equilibrio genera hompage quasi identiche.

Il proliferare di foto erotiche. Troppa foga su Repubblica.it (poco meglio il corriere, si salva lastampa). Ce n'è proprio bisogno? Le trovo irritanti per chi si dedica ai contenuti del sito (parliamo dell'edizione online di un quotidiano d'informazione, non di un "qualsiasi portale"), e c'è il dubbio (see...) che la scusa di postare immagini "artistiche" di bravissimi fotografi (leggasi tette-e-culi) serva solo per aumentare il numero di contatti (e di conseguenza le entrate pubblicitarie). Vergogna, Repubblica.it!

Le similitudini nei dettagli. Troppo spesso sulle tre home page si trovano le stesse fotografie a corredo delle stesse notizie di non-attualità (ad es. tecnologia, l'onnipresente costume). Sembra quasi che il medesimo servizio venga "fornito" a più testate dallo stesso soggetto esterno. Possibile???

Ci sono ancora le differenze, ma sono sempre meno marcate. Che non sia meglio rincorrere altro, piuttosto che copiare anche i dettagli di chi è già identico a noi? Non stupisce che beppegrillo abbia tanto successo tra i poco (e)lettori...

mercoledì 28 marzo 2007

rai click e teche

giudizio: quattro colonnelli della finanza
Iniziative RAI strepitose, non sembra nemmeno di vivere in Italia. Si può rivedere e risentire di tutto e, se qualcuno è molto male intenzionato, pure scaricare a go-go. Stupore senza condizioni e molto godimento.

 
mostri sono passati di qui